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La riassumo in una frase: è stata un’esperienza unica!
Per la prima volta le piccole realtà agricole italiane si sono riunite al Circo Massimo di Roma ed è stato per me quasi incredibile constatare, finalmente, che dall’intero Villaggio Coldiretti si alzava a gran voce la parola Biodiversità, che ha ovviamente implicato anche la Permacultura.

Ne ho fatto la base della mia scelta imprenditoriale, sapendo di essere uno tra i pochi, anzi pochissimi, decisi a rispettare la natura, pur creando il reddito che ci si aspetta dall’impresa. Una lotta contro i mulini a vento, talvolta, ma il tempo sta dando ragione a chi si sta orientando in questa direzione.
Maggiore rispetto per la natura in campo e nell’orto, infatti, non solo ha importanti ripercussioni sulla salute dei consumatori e dell’ambiente, ma offre agli agricoltori anche la possibilità di risparmiare sull’acquisto di prodotti per i vari trattamenti del terreno e delle piante.

Di questo ci siamo occupati al Villaggio dell Idee, uno spazio dedicato ai progetti, riempito fino all’inverosimile da 160 giovani agricoltori, provenienti da ogni parte d’Italia, che per noi è stato il cuore pulsante di questa esperienza.

Toscana e Coordinatrice Coldiretti Villaggio delle Idee

Il Villaggio delle Idee ed i tavoli di lavoro.

Il tema “Biodiversità vs Omologazione” era il protagonista di questa edizione. Per approfondirlo sono stati individuati 4 sotto-argomenti che si sono poi trasformati in altrettanti tavoli di lavoro:

  1. Aspetto Sociale e Resilienza
  2. Tecnologie applicate all’agricoltura
  3. Nutraceutica
  4. Biohacking

In questo spazio siamo stati chiamati confrontarci, anziché a vendere e pubblicizzarsi, come solitamente accade nelle fiere di settore.  Sono stati 3 giorni di lavoro intenso e condiviso, per elaborare nuove soluzioni che rispondessero efficacemente alle tante problematiche e difficoltà che affrontano i piccoli imprenditori agricoli.
Lode all’organizzazione, tra l’altro: mi è molto piaciuto come hanno pianificato l’evento e come hanno saputo aggregarci per elaborare e condividere informazioni e proposte.

Al nostro arrivo ci è stato chiesto di compilare un questionario, al fine di raccogliere idee e dati inerenti i macro-argomenti che erano stati individuati. Poi ci è stato chiesto di scegliere a quale tavolo di lavoro volevamo aderire.

Mai sentito parlare di “Biohacking”? Ecco che cos’è.

Non c’è da stupirsi se il tavolo del Biohacking non aveva ricevuto un numero di partecipanti sufficiente. Si tratta di novità, a partire dalla terminologia utilizzata, che non molti agricoltori erano preparati ad assimilare.
Proprio in virtù degli scarsi iscritti a questo tavolo, è lì che, alla fine e per mia fortuna, mi sono ritrovato a lavorare.

gruppo Biohacking Coldiretti Villaggio delle Idee

Qualcuno ad un certo punto ha detto “noi, più che Hacker, siamo pirati dell’agricoltura” e c’è da dargli ragione, dato che a questo tavolo dovevamo occuparci di tutte quelle pratiche e tecniche agricole alternative, che stanno prendendo sempre più piede anche in Italia ed hanno come priorità l’attenzione all’ambiente ed alla fertilità del terreno.

Mi è piaciuto molto sperimentare insieme agli altri un nuovo modo di lavorare, step-by -step, per ottenere un progetto finale da presentare alla Direzione Nazionale di Coldiretti (che poi valuterà se portarlo avanti o meno). Con un count-down serratissimo abbiamo affrontato i vari passi.

Si è iniziato con un’analisi di base per identificare il titolo e l’argomento specifico del progetto, a cui è seguita l’individuazione dei soggetti coinvolti e le caratterizzazioni e competenze di ciascuno. Dopo diversi altri passaggi che per brevità non sto ad elencare, abbiamo partorito un Business Model Canvas, proprio come si fa per un progetto aziendale innovativo.

Il nostro progetto: l’Open Bio Community.

L’Open Bio Community che abbiamo ideato, possiamo riassumerla in una Banca-Dati online in cui le aziende agricole, unite appunto in una comunità digitale, inseriscano e condividano le conoscenze e le esperienze nell’utilizzo dei preparati naturali (macerati, infusi e miscele).

Questi preparati sono alternativi ai trattamenti tradizionalmente usati in agricoltura, principalmente per:

  • migliorare la fertilità del terreno;
  • combattere i patogeni delle piante;

Una Banca-Dati dedicata e disponibile in un unico spazio, eviterebbe a tutti noi di sprecare molto tempo online alla ricerca di informazioni, che sono sparse in vari siti e non sempre sono corrette o complete.
Nel nostro progetto è previsto, infatti, che le informazioni inserite siano verificate da un Consiglio Tecnico di esperti Coldiretti ed integrate dagli apporti dei ricercatori interessati, che potranno trarre vantaggio dalla presenza di un numero consistente di aziende iscritte.

Le soddisfazioni personali non sono mancate.

Mi sono trovato ad essere leader del gruppo, senza averlo voluto! E scusate se lo dico, ma vi lascio immaginare quanto il mio petto si sia riempito d’orgoglio maremmano 🙂 nell’essere stato scelto “per meriti”, non essendomi nemmeno essermi candidato.

Di fatto, ero l’unico su 160 partecipanti a conoscere piuttosto bene questi preparati ed il loro utilizzo; fra tutti i presenti, solo due di loro stavano iniziando a sperimentarli. La poca conoscenza di questi prodotti ha fatto scaturire interessanti discussioni ed un paio di polemiche che sono comunque servite a fare la differenza tra informazione e pregiudizio.

Polverizzando polemiche…

Sono una persona pacifica, ma di fronte a certi toni provocatori e poco costruttivi, da parte di chi preferisce criticare piuttosto che informarsi, scatto come una molla 😀 ed è stato così anche quando, nel tavolo dedicato a Sociale e Resilienza, un ragazzo ha obiettato con “tono sicuro” che, se i preparati naturali potevano agire contro gli insetti, molto probabilmente contenevano sostanze non gradite, se non addirittura nocive, anche per gli umani.

Con la fatica che ho fatto per studiare e sperimentare questi preparati, il “molto probabilmente” dell’intervenuto, l’ho polverizzato con un “assolutamente no!” seguito da un semplice esempio pratico, a prova delle mie asserzioni: il macerato di pomodoro spruzzato sulle foglie dei cavoli non ha proprio nulla di nocivo per noi, ma è molto efficace nel tenere lontane le farfalle cavolaie. Stesso dicasi per un cospicuo numero di altri macerati che siamo qui proprio per imparare a conoscere.

Una chicca: lo stand della Melanzana Rossa


La “Melanzana Rossa di Rotonda” devo ammettere che non la conoscevo e mi ha ammaliato: è una DOP lucana dal 2007, nonché Presidio Slow Food e deriva da quelle iniziali coltivazioni che vennero fatte sul finire del 1800, anche dal bisnonno dei titolari dell’Azienda Agricola De Filpo Pio.
Nel loro stand, moglie e marito mi hanno accolto come fossi un ragazzo del paese 🙂 per farmi vedere come la polpa affettata di queste spettacolari melanzane non si ossidasse nemmeno dopo ore! Poi mi hanno fatto assaggiare la favolosa confettura che hanno studiato appositamente per abbinarla al formaggio, prodotto anch’esso nella loro azienda.

Due persone gentilissime che trasmettono la loro passione per la loro attività, anche quando parlano delle fatiche, perchè lo fanno col sorriso e con la soddisfazione di potersi poi trovare qui a condividerle con gente come me, che le melanzane le conosceva solo nelle sfumature del viola 🙂 e resta ancora affascinata dalla bellezza e dalle peculiarità dei tanti prodotti autoctoni, molti dei quali ancora sconosciuti alla massa.

https://ortidimaremma.com/wp-content/uploads/2018/10/Federico-Az-Agr-De-Filo-Pio-al-Villaggio-Coldiretti.jpg

Altre persone che non dimenticherò.

Cristian Moscatelli è stato l’unico partecipante che ho conosciuto ad aver trovato il coraggio di puntare solo sulle proprie forze per creare dal niente una nuova azienda agricola. Tutti gli altri, infatti, si trovavano ad essere agricoltori avendo preso le redini dell’azienda agricola di famiglia che ha continuato nel tempo ad essere produttiva.

Cristian Moscatelli

Cristian invece non proviene dal settore agricolo, ma ha ricostruito da zero e su nuove basi, i 3,5 ha che acquistò anticamente Olimpio, il bisnonno, a San Gemini (Terni). Ha dato all’azienda il nome del citato bisnonno e da un anno sta realizzando un orto con vendita a Km zero.
Coltiva anche lui usando metodi naturali, senza prodotti chimici, con irrigazione a goccia e senza chiedere finanziamenti. Ha anche deciso di recuperare l’oliveto (1,5 ha) dall’abbandono totale.

carlo petriniRiflessioni di un certo spessore me le ha stimolate anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, alla presentazione del Libro “C’è del marcio nel piatto” di cui ha curato la prefazione.
(Sul Blog dell’editore, il riassunto del libro che porta alla luce le cattive pratiche di alcuni produttori, al fine di dare ai consumatori una guida per riconoscere i prodotti di cui fidarsi).

c'è del marcio nel piatto - libro

Ha apostrofato la folla di agricoltori calorosamente, puntando sull’orgoglio e sulle nostre storiche capacità di resistenza e caparbietà, con grande attenzione al ruolo delle donne.

“La cultura del gusto deriva dalle donne, non si può parlare di gastronomia e agricoltura senza donne, perché è attraverso le donne che gran parte delle scelte agricole, dell’orticoltura e dei piatti che mangiamo oggi derivano dalla dedizione, dall’intuito e dalla conoscenza delle donne. Da sempre affiancano valorosamente gli uomini in agricoltura. Per questo già nel 1950 Coldiretti equiparò donne e uomini nella tutela della famiglia Agricola”.

Gli altri punti che ha voluto mettere in luce Petrini e le sue parole, che mi sono rimasti in mente per la loro importanza, sono:

  • Etica ed orgoglio di settore.
    “Non parlate mai male dei contadini di altri paesi: difendete i prodotti italiano con caparbietà e onestà, ma ricordate sempre che la cultura contadina è comune in tutto il mondo”.
  • Inquinamento da plastica.
    “La plastica, la microplastica sta entrando nella catena alimentare, siate virtuosi voi per primi perchè oggi esistono isole grandi quanto metà dell’Europa fatte solo di plastica”.
  • Politica dei prezzi nel rispetto del nostro valore.
    “Non calate il prezzo per vendere meglio, fate valere il vostro lavoro e la vostra qualità”.
  • Comunicazione ed onestà.
    “Siate bravi comunicatori e fate ciò che fate con gioia perché sarà quella che vi porterà a raggiungere i vostri obiettivi. Ogni contadino ha sempre venduto utilizzando la propria immagine”. Raccontate quello che fate, perché l’avete scelto e quanto vi costa produrlo: siate onesti! Se esisteranno contadini virtuosi si punterà su di loro”

Al rientro da questa esperienza, sto ancora elaborando le tantissime informazioni acquisite. Alcuni incontri si svilupperanno in futuri rapporti di collaborazione, magari proprio implementando la Banca-Dati di cui al progetto proposto al nostro tavolo di lavoro.

Una cosa è certa: incontrarsi a questo evento ha dato a molti di noi un’altra spinta in avanti verso le buone pratiche agricole, rispettose dell’ambiente. Non solo cresciamo di numero, ma anche in preparazione.
Il futuro di noi giovani agricoltori sarà impegnativo come lo è stato per le precedenti generazioni, ovviamente, ma certamente più consapevole, etico e condiviso.

Qui il video dell’evento. Tutti gli altri dettagli sul sito Villaggio Coldiretti.

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1 thought on “Incontri e progetti al Villaggio Coldiretti – Roma ottobre 2018

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